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Allarme Brexit per il tessile Made in Italy: pressing Tovaglieri (Lega) su Bruxelles

BUSTO ARSIZIO – Rischio Brexit per il tessile Made in Italy: gli accordi in discussione con il Regno Unito potrebbero spalancare le porte ai tessuti extracomunitari a dazio zero, con gravi danni per le nostre produzioni di qualità. Lo denuncia l’europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri, che raccoglie l’allarme del settore, in particolare di Sistema Moda Italia, di fronte alla piega che stanno prendendo i negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. In particolare, il tessile italiano rischia di essere discriminato se le parti dovessero accordarsi per il modello della “singola trasformazione”, che permetterebbe a tessuti provenienti da Paesi terzi di accedere al mercato comunitario, a dazio zero, tramite un solo passaggio operativo in Gran Bretagna. «L’Europa difenda i nostri produttori – l’appello della bustocca Tovaglieri – manterremo alta la guardia».

L’interrogazione

«È fondamentale che i negoziati per la Brexit tengano conto della voce del mondo del tessile italiano ed europeo, per evitare discriminazioni verso il settore e tutelare produttori e consumatori – scrive Isabella Tovaglieri in una nota in cui annuncia l’interrogazione alla Commissione europea di Bruxelles – la difesa delle produzioni europee e la trasparenza delle informazioni per i consumatori sono da anni al centro delle politiche dell’Unione: nell’ambito del negoziato con il Regno Unito sulla Brexit, si sta presentando un problema molto delicato riguardo al settore dei tessuti, con la Gran Bretagna che sembra rifiutarsi di entrare nel cosiddetto sistema “Paneuromediterraneo” (PEM), insistendo invece per un modello incentrato sulla “singola trasformazione”. Questa seconda opzione sarebbe un danno per tutto il comparto tessile europeo, perché permetterebbe troppo facilmente a tessuti provenienti da paesi terzi di accedere al mercato Ue, a dazio zero, tramite il Regno Unito». Ecco perché Tovaglieri annuncia di aver «presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione Europea per chiedere di insistere per un sistema a “doppia trasformazione allargata”, senza deroghe né esclusioni di settori o prodotti», ma anche per sapere se l’Ue «abbia stime o valutazioni d’impatto su eventuali scelte non in linea con il sistema a “doppia trasformazione allargata” per la filiera dei tessuti europea» e infine per domandare «quali altre iniziative siano in esame per tutelare, in modo non discriminatorio e trasparente, il settore dei tessuti e le relative filiere produttive nell’ambito del negoziato Brexit, proteggendo produttori e consumatori».

Il tessile alza la voce

In un comunicato, il bustocco Marino Vago, presidente di Sistema moda Italia (SMI), e Alberto Paccanelli, presidente di Euratex, infatti, hanno sostenuto con decisione l’interrogazione dell’onorevole Tovaglieri a tutela del tessile e abbigliamento italiano ed europeo, nell’ambito del dossier Brexit. «Auspichiamo ora un interessamento attivo per il settore del tessile e abbigliamento, non solo dal Parlamento europeo che, anche in passato ha dimostrato sensibilità alle nostre tematiche, ma soprattutto dalla Commissione, preposta alle decisioni strategiche – sottolinea Marino Vago, imprenditore bustocco e presidente di SMI – sono, a questo punto, indispensabili regole comuni e norme univoche a difesa delle attività e della nostra filiera unica al mondo e del suo sviluppo sostenibile. Non è più tollerabile, oltre che profondamente dannoso per il consumatore finale, che alle produzioni europee siano imposte giuste misure di salvaguardia ecotossicologica mentre per i prodotti d’importazione si abbia solo qualche, rara, dichiarazione di principio e nulla più».