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Newsletter aprile 2023 – Isabella Tovaglieri

Ecco a te la mia newsletter che contiene un riassunto delle attività del mese di Gennaio.

Un abbraccio e buona lettura!

Stop ai motori endotermici, un convegno a Saronno in vista della revisione della direttiva

Lo stop ai motori endotermici deciso da Bruxelles per il 2035 preoccupa i cittadini, le imprese e i lavoratori, chiamati ad affrontare un cambiamento epocale nell’arco di pochi anni, che rischia di mettere in ginocchio l’industria automotive, creare 70 mila disoccupati, e incidere pesantemente sui bilanci delle famiglie. Abbiamo discusso della sostenibilità dell’auto elettrica sotto il profilo economico e occupazionale nel corso di un convegno moderato da Paolo Del Debbio, che ho voluto organizzare a Saronno per raccogliere il contributo di amministratori pubbliciimprenditori ed esperti, tra i quali l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, il rappresentante di ANFIA Roberto Vavassori, il titolare della Fonderia Casati, Gianluigi Casati, e il giornalista di AutoMoto.it Carlo Bellati. Occorre parlare sempre di più di questo tema, informare i cittadini, fare rete a livello politico e istituzionale per poter incidere sull’aggiornamento della direttiva europea previsto per il 2026. La partita è infatti ancora aperta e noi daremo battaglia per ottenere tempi più dilazionati per la transizione ecologica e per il diritto di scegliere con quali tecnologie, oltre all’elettrico, potremo raggiungere gli obiettivi climatici imposti da Bruxelles.

Ho preparato un dossier sulla direttiva per l’efficientamento energetico degli edifici in cui spiego chiaramente i contenuti e  i rischi di questo provvedimento per le case degli italiani

CLICCA QUI per leggerlo!

Stoccaggi energetici: da Bruxelles scelte inadeguate alle sfide economiche e geopolitiche

Nella sessione plenaria di aprile, il Parlamento europeo ha affrontato la questione degli stoccaggi energetici in vista del prossimo inverno. Si tratta di un tema cruciale per il futuro industriale e geopolitico dell’Europa, tuttavia, come ho avuto modo di sottolineare intervenendo nell’emiciclo di Strasburgo in qualità di membro della Commissione Energia, finora Bruxelles non ha saputo rispondere adeguatamente alle sfide poste dalla guerra russo-ucraina: per anni ha demonizzato il gas, risorsa che si è rivelata strategica e continuerà a esserlo per molti anni, ha stretto accordi energetici con Paesi instabili e inaffidabili come l’Azerbaigian, ma non ha indietreggiato di un millimetro nella sua folle corsa verso la transizione elettrica. Il conto di queste scelte, già pagato duramente da famiglie e imprese, non deve aumentare ulteriormente con nuove soluzioni green ideologiche e disastrose: non saranno infatti distese di pannelli fotovoltaici cinesi a garantire la sopravvivenza  e la competitività dell’Europa, della sua economia e delle sue imprese.

Clicca qui sotto per vedere il mio intervento in plenaria a Strasburgo:

Plastica, la nostra filiera virtuosa minacciata dal regolamento europeo sugli imballaggi

 

Con una visita alla Stamplast di Pontecurone, in provincia di Alessandria, ho potuto toccare con mano la sostenibilità della plastica da imballaggio prodotta e riutilizzata in Italia. Nel nostro Paese, infatti, oltre il 50% della plastica viene riciclata, con punte del 96% per gli imballaggi. Eppure questa filiera virtuosa, che proprio nel riciclo vanta un primato europeo, si appresta a essere messa in difficoltà dal nuovo regolamento europeo sulla gestione degli imballaggi. Sono in allarme centinaia di migliaia di aziende tra produttori, utilizzatori industriali e commercianti, che danno lavoro a milioni di addetti. Anche in questo campo occorre meno ideologia e più gradualità e pragmatismo: per raggiungere gli obiettivi climatici del Green Deal, infatti, è più utile sfavorire chi non ricicla o smaltisce male la plastica, piuttosto che danneggiare un intero sistema produttivo. Continuerò a portare a Bruxelles la voce degli imprenditori e dei lavoratori che, anche in questa occasione, hanno espresso i loro timori sulle politiche industriali e ambientali dell’UE.omuni italiani.

25 Aprile? La sinistra vuole dividere gli italiani!
Clicca qui per vedere i miei interventi a Controcorrente del 23 aprile:

Vicini con coerenza alle ragazze afghane, no al velo e ai matrimoni precoci in Europa

Come componente della Commissione FEMM, non ho voluto far mancare la mia vicinanza e il mio sostegno alle donne afghane, a cui il regime talebano ha tolto progressivamente ogni diritto, da ultimo quello di studiare. Quasi tutte le scuole femminili sono state chiuse, e chi studia o insegna di nascosto, lo fa a rischio del carcere e spesso anche della vita. Il Parlamento europeo ha espresso preoccupazione per la situazione delle donne afghane, tuttavia, come ho ricordato ai colleghi deputati nel mio intervento in aula, se vogliamo essere davvero coerenti nel condannare il regime talebano, dobbiamo fare in modo che i diritti negati in Afghanistan siano sempre garantiti ovunque nella civile Europa, dove purtroppo giovani immigrate o figlie di immigrati, vengono spesso avviate a matrimoni precoci invece che agli studi superiori, con la complicità miope delle sinistre, che promuovono il velo islamico invece dei nostri valori occidentali di uguaglianza e di libertà.

Clicca qui sotto per vedere il mio intervento sul tema in plenaria a Strasburgo:

Più lavoro e impresa, meno sussidi e aiuti di Stato. Così Italia ed Europa possono ripartire

Il lavoro e l’impresa devono essere al centro delle politiche europee per far ripartire l’economia dell’Unione e garantire la competitività del nostro sistema produttivo.  Ne ho parlato a Roma, al convegno “Il Lavoro al Centro”, promosso da Fondimpresa, il primo Fondo Interprofessionale italiano, che conta oltre 211 mila aziende e quasi 5 milioni di lavoratori aderenti. Nella tavola rotonda dedicata alle politiche di sviluppo, agli aiuti di Stato e ai diritti dei lavoratori, ho portato il punto di vista della coalizione di governo, che in Europa è impegnata a discutere una seria politica di sviluppo industriale, per garantire una ripresa economica duratura e posti di lavoro stabili. Gli aiuti di Stato, gli incentivi e i sussidi, infatti, non possono bastare se non sono affiancati da lungimiranti strategie politiche ed economiche, che purtroppo oggi in Europa sono state accantonate in nome dell’ambientalismo ideologico. Occorre un cambiamento di rotta, che contiamo di poter imprimere alla guida della prossima legislatura europea nel 2024.

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